Ma quale amore?!
Ma quale amore?!
di Valeria Palumbo
Sono indignata e preoccupata da come i quotidiani nazionali, a cominciare dal Corriere della Sera e dalla Repubblica (ossia da chi non te l’aspetti), stanno trattando l’ondata di assassinii di donne. Sabato 10 luglio il Corriere della Sera titolava “E l’amore si trasforma in sangue”. Peggio ancora ha fatto la Repubblica lunedì 12 luglio in un articolo di Nicola Pellicani che racconta l’assassinio di una ragazza di 16 anni, Eleonora Noventa, a opera di un pazzo (ma non bisognerebbe neanche definirlo così: se ne sminuisco le responsabilità), Fabio Riccato, di anni 30, che si è poi ammazzato. Pellicani parla di “tragedia dell’amore”. Stiamo scherzando?! Ma quale amore?! Molto più correttamente uno psichiatra Stefano Ferracuti,professore Associato di Psicologia Clinica alla Sapienza di Roma, intervistato il 12 luglio dal Gr1 delle 8 ha detto (www.radio.rai.it/grr/grcontinua.cfm?GR=1&L_DATA=2010-07-12&L_ORA=08:00#), a proposito dell’uccisione di Eleonora:
1. Questi sono uomini con disturbi gravi della personalità e i disturbi gravi sono in aumento soprattutto fra gli uomini. A contribuire al disordine è il consumo crescente di cocaina che rende paranoici.
2. Questi uomini non riescono ad accettare il fatto che le donne siano cambiate, e non solo non subiscono più la violenza tradizionale che la società ha sempre imposto alle donne, soprattutto all’interno della famiglia, ma sono ormai autonome e in grado di decidere per se stesse.
Ancora una volta: ma quale amore? Basta usare termini come “gelosia”, espressioni come “non poteva fare a meno di lei”, “delitto passionale” e altre cretinate da romanzo d’appendice (o di tribunale italiano degli anni CInquanta e Sessanta).
Occorre reagire. E affrontare il tema nelle scuole: davvero i ragazzi parlano ancora in questi termini? Sono persuasa che il primo errore (soprattutto dei media) è bollare queste violenze come novità: la violenza sulle donne è un pilastro della società patriarcale. Ed è sempre scattata nei casi di ribellione. La differenza, forse, è che oggi la “ribellione” è diventata standard. Sono loro “i maschi resistenti” a doversi adeguare. Perché lo facciano occorre che prima arrivino le leggi. E un mutato atteggiamento dei media. Il linguaggio non è indifferente. Ma a proposito: dov’è in questi giorni il governo (e non solo la ministra alle Pari opportunità? Perché considera un’emergenza approvare la legge bavaglio e non fermare l’ondata di ginocidi? Sarà mica perché il premier è, come si autodefinisce, un “playold” che invoca gli astanti al Med Forum di Milano (repubblica.it, 12 luglio 2010): «Qualche volta portatevi anche qualche bella ragazza, signori ambasciatori, perché so che anche questo è un merito che tutti quanti siete molto orgogliosi di portare. E noi lo apprezzeremmo molto, perché siamo latini». Old, troppo old.

Sono più che d’accordo sul fatto che non si tratta di “amore”. Così come sono perfettamente d’accordo sulle motivazioni espresse dallo Psichiatra; riscontro frequentemente ciò che ha “diagnosticato” attraverso il mio lavoro di Assistente Sociale. Secondo me è sempre più diffusa l’immaturità maschile che, intrecciandosi con una forte componente maschilista di ritorno, genera una fortissima intolleranza alle frustrazioni. Già ai piccoli insegnamo la tolleranza alla frustrazione come mezzo utile ed indispensabile alla crescita psico-affettiva e relazionale e al consolidamento della personalità. Ma certi uomini non crescono, e scelgono la morte.
[...] Fonte: Donne in quota [...]
Cara Valeria, anche se non ti conosco personalmente condivido in pieno le tue osservazioni. E’ verissimo che bisogna cominciare dalle scuole a introdurre l’idea che il gentil sesso deve avere pari diritti, dignità e rispetto degli uomini.
Io ho due figli maschi di 34 e 31 anni, ancora oggi mi batto quando sento trapelare dai loro discorsi l’ombra della presunta superiorità dell’uomo sulla donna. E’ una battaglia molto dura e difficile con alle spalle secoli di “maschilismo”, ma va continuata, assolutamente, educando i futuri uomini già dall’infanzia. Difficile capire come fare, nell’attuale situazione scolastica.
Un abbraccio, Lucia
Grazie, Valeria. Penso che il nostro lavoro sia ormai questo: fare informazione sull’informazione sempre più degrata. Giro il tuo intervento al nostro Lorenzo per la pubblicazione su donnedellarealtà. Spero di incontrarti presto. E, mi raccomando, prendiamoci per mano e andiamo a vanti. Un abbraccio a tutte voi, con stima, Paola